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Sostenibilità

Coltivazione sostenibile

Uso responsabile delle risorse

La stagione agricola di Argorda inizia sempre un po’ più avanti nei mesi primaverili rispetto al consueto: la Frazione Canera, dove sono siti gran parte dei campi, così come può anticipare il nome, si trova esposta a Nord e per circa 3 mesi non riceve il beneficio della luce del sole.
Ma questo non arreca gravi danni alla coltivazione: c’è stata un'attenta ricerca delle specie che meglio si potessero adattare a questo clima, senza dimenticare che gran parte delle specie sono annuali e pertanto vengono sostituite di anno in anno.
Le specie che hanno la tempra di resistere al gelido inverno cullate dal ribollire del fiume Mastallone, aspettano, talvolta sotto la coltre nevosa, il 2 di Febbraio, il giorno della madonna Candelora, quando il sole torna a fare capolino nei prati e sulle case dell’abitato.
L’assenza di sole, in inverni nevosi, garantisce il mantenimento della neve sul terreno, evitando eccessive gelate profonde, e soprattutto evita l’esposizione delle gemme a possibili gelate tardive, che spesso colpiscono le coltivazioni esposte al sole tardo invernale, facendole risvegliare prima del tempo, e ingannandole al germogliamento anzitempo, per poi castigarle con nuove gelate, molto più dannose.

Al ritmo della natura

Le stagioni da Argorda

Le prime semine
Marzo e Aprile

Nel mese di marzo, a Canera, il sole comincia timidamente a risplendere e, ben coperti e protetti, ci avventuriamo nei primi lavori agricoli. Il profumo della terra che si risveglia ci accoglie mentre spargiamo il letame, un gesto antico che prepara il terreno a ricevere la nuova vita. Segue la fresatura, affidata agli instancabili motocoltivatori, fedeli compagni che ci assistono in ogni passo.

Le prime semine avvengono all'inizio di aprile, talvolta protette da veli leggeri, per preservarle dall'improvvisa freddezza delle mattine primaverili. Ogni seme è piantato con cura, sotto un cielo che comincia a schiarirsi e a scaldarsi. Il ponte del 25 aprile segna l'inizio ufficiale della nostra stagione agricola, un momento atteso con ansia: è il tempo di seminare il mais Marano, di mettere a dimora le patate da semina e di avviare la messa a dimora delle piante officinali, una dopo l'altra, con l'avanzare delle settimane.

Ma la primavera non è solo il tempo delle semine; è anche il momento delle prime raccolte. Le verzole, le primule, il tarassaco: ogni angolo del prato è colonizzato da questi doni della natura, che raccogliamo con parsimonia, rispettando il ritmo della terra e ciò che essa generosamente ci offre. Ogni raccolto è un piccolo atto di gratitudine, un passo delicato in armonia con la natura che ci circonda.

Le prime fioriture
Maggio e Giugno

Nel mese di maggio, la natura esplode in un turbine di vita: è il momento del biancospino. E così, tra piogge imprevisti e i primi tepori serali, si corre su e giù per la valle, alla ricerca dei suoi fiori bianchi, che ci parlano di una primavera che finalmente sta prendendo piede. Il campo, lentamente, si risveglia, e sul finire di maggio, i primi fiori fanno capolino. Ecco, arriva la camomilla, con la sua dolcezza che profuma di freschezza. Ci vuole circa un mese per raggiungere la piena fioritura, e così, quando il momento giusto arriva, si prepara il weekend dedicato alla raccolta: capolino per capolino, con pazienza e una cura infinita.

Nel frattempo, l'energia della stagione non si ferma mai. Si corre, si arrampica: il tiglio è pronto, quasi pronto a regalare le sue brattee, ma solo al momento giusto, quando sono al massimo della fioritura – senza però sottrarre tutto alle nostre laboriose api, che di esse vanno ghiotte!

Le erbe infestanti, però, non si fanno attendere, e in questa danza della natura, a volte riescono a sfuggirci di mano. È il momento di tornare alla terra, con la zappa e la fresa, per un diserbo che deve essere rigorosamente meccanico. Strappare le erbacce con le mani, curando ogni piantina che, sebbene non sia più piccola, ancora fatica a fare ombra con le sue foglie. Le erbacce, però, sono veloci, e la lotta è incessante. Ma ogni gesto, ogni raccolto, ogni piccola sfida ci ricorda la bellezza di questo lavoro, che giorno dopo giorno ci regala il frutto di una natura che ci parla con il suo ritmo unico.

I mesi caldi
Luglio e Agosto

Il campo inizia a vestirsi di colori: i fiordalisi, con le loro sfumature infinite, danzano nel vento, mentre la Monarda, dal rosso scarlatto, risplende come un fuoco tra le piante. Le prime raccolte sono lì, pronte: le foglie più grandi, ricche di energia e profumo. Ogni raccolta è un gesto preciso, lento, manuale: foglia per foglia, selezioniamo le migliori, le più generose, e le portiamo al riparo per essiccare. Presto, queste meraviglie della natura saranno confezionate e pronte per i primi mercatini estivi.

La stagione prosegue, tra raccolte e risate, tra l’odore della terra e il calore del sole. A volte, i temporali estivi ci mettono alla prova, ma non ci abbattiamo, anche se, a dire il vero, il mais ogni tanto ci sembra un po' più sfidato di noi. E così, mentre ci avviciniamo ad agosto, le piante che amano il caldo ci regalano il loro massimo splendore: la Verbena, la Melissa, il Carciofo mostrano le loro foglie rigogliose. La Malva, però, è più discreta: lei preferisce il fresco e, quando il sole inizia a calare e l'umidità si fa più dolce, ecco che torna a brillare, insieme alla Mentuccia, che si risveglia nel silenzio serale. La terra, con i suoi ritmi e le sue sorprese, continua a regalare meraviglie.

Si conclude la stagione
Settembre e Ottobre

I fiordalisi ormai hanno lasciato spazio al ciclo della natura, mentre la calendula resiste ancora per qualche tempo, regalando i suoi ultimi colori. Il Galerno, impetuoso, cerca di riappropriarsi dei raggi di sole, come ogni anno. Così, mentre le giornate si accorciano e ottobre si fa strada, le ultime monarde vengono raccolte, cedendo il passo alle radici. È il momento perfetto, quando la pianta ha accumulato tutti i suoi nutrienti, preparandosi a riposare sotto terra per affrontare l'inverno. Con cura e rispetto, raccogliamo, laviamo ed essicchiamo ciò che la terra ci ha generosamente donato.

Così si conclude la stagione di Argorda, un ciclo che non dimentica mai le sue radici. Le sementi delle piante che abbiamo lasciato crescere, fiorire e maturare, vengono raccolte con la promessa di una nuova vita. Saranno pronte per la prossima primavera, che, come sempre, arriverà in un soffio, pronta ad accoglierci con i suoi colori e profumi, e noi la riceveremo a braccia aperte.